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scomparsa di Riccardo Bacchelli, poeta, narattore e sagista fra i
più insigni nel Novecento, ha suscitato particolare commozione
a Valeggio. Nel paese veronese, infatti, sono in molti a ritenere
che sia stato il Mincio, e non il più grande fiume italiano,
a ispiare a Bacchelli <<Il mulino del Po>>. |
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E'
certo che Bacchelli contattò i mulini del Mincio intorno
agli anni Venti e particolarmente quelli di Sopra e di Sotto di
Salionze, frazione di valeggio. Lo scrittore stesso ne lasciò
poi una notevole descrizione ne <<I mille rivi del Garda e
la nascita del Mincio>>, pubblicata nella rivista <<Il
Garda>> (n.2, anno 1928): <<A Salionze - egli scrive
- il fiume rompe giù da parecchie scarpate,si che il luogo
è tutto murmure e brusio. Visto i mulini vetusti rappezzatia
a frusto a frusto, rosi e cadenti. Le antiche molle protette da
una immagine santa riposano sui congegni di legno lustrati dall'uso.
Vecchie leve e cordami frusti tremano inoperosi. Odor di palude
e di legno marcente, frescure di vento fluviale, profumo di frumento
franto e di calda farina, si mischiano negli androni neri di età,
dove trapelano acqua, luce e vento da tutte le parti...>>.
Ma a colpire la fantasia dell'artista fu senzaltro il decrepito
<<Mulino della Fame>>, il quale ne <<il Mulino
del po>>, cambierà nome e diventerà <<Il
Paneperso>> trascinato via dalla piena. Di esso siamo in grado
di precisare che viene desritto nel 1791 dal disegnatore Vincenzo
Bernardi: <<Mulino detto della Fame in penitenza di Monzambano
con quattro ruote, una delle quali ad uso di pilla, e le altre tre
a mulino, acquistate per il nobbile signor marchese Gian Girolamo
Spolverini dal Verme dal signor Camillo Righetti con istromento
1725>>. In seguito il mulino fu demolito per sentenza del
tribunale. Bacchelli vide solo i ruderi, ma ne sentì decantare
le storie dai vecchi mugnai di Salionze.
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